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Scoprire Venezia: Spezie, oche e sinagoghe
Rialto La tradizione ricorda Rialto come uno dei centri più antichi della vita insulare. Qui i primi fuggiaschi approfittando del terreno elevato costruirono le loro abitazioni, tant'è che Rivoaltus designava fin oltre l'anno Mille l'intera città. L'audace arcata del ponte cinquecentesco (ci sono 6000 palafitte sotto ogni pilone) sopporta due file di caratteristiche botteghe e conduce ai palazzi che furono le sedi delle varie magistrature veneziane. Di fronte alla più vecchia chiesa di Venezia, San Giacometto, si apre il vasto mercato e la pescheria a porticato. Una quantità infinita di merci è transitata in questa - ancora vivacissima - zona: pesce pregiato, vini, carni e, in anticipo di alcuni secoli sugli altri, i commercianti avevano intuito il valore del marketing, inventando i "sacchettis Venetis", spezie miste, fini, dolci e forti, già confezionate e pronte per l'uso. Da qui ci infiliamo nello stretto dedalo delle calli circonvicine e percorriamo il luogo proibito di Venezia: il Castelletto ovvero la zona delle meretrici.
Il paradiso degli infedeli: i Turchi a Venezia A partire dal Cinquecento, i mercanti orientali presero confidenza con l'Europa e cominciarono a frequentare assiduamente la piazza realtina. Questa variegata colonia che affluiva da Alessandria, Il Cairo, Damasco, Istanbul fu dapprima libera di alloggiare in quartieri diversi, in case di privati o in locande fino a quando il Senato decise di adibire un fondaco dove i Musulmani potessero alloggiare e ricoverare le loro merci in libertà e sicurezza. Nacque il fondaco dei Turchi (oggi sede del Museo di Storia naturale) con tanto di moschea, di speciali sensali, di interpreti. Per comunicare meglio, venne aperta perfino una scuola in cui si insegnava la lingua degli infedeli. La storia del lungo rapporto tra Venezia e il Levante.
Oche e sinagoghe: Il Ghetto ebraico Venezia ha esportato nel mondo la parola ghetto. A San Geremia, in un tratto di terreno chiamato getto (o ghetto), antica sede delle pubbliche fonderie, la Serenissima permise nel 1516 che si insediasse una comunità di Ebrei. Si creò così il quartiere che ancor oggi vediamo, con palazzi molto più alti che nel resto della città. Gli Ebrei si integrarono progressivamente nel tessuto economico svolgendo la funzione di banchieri e gestendo i banchi di pegno. Nel corso della lunga convivenza le due culture si sono spesso incrociate. Basta guardare in cucina dove la transnazionalità ha fatto convivere la melanzana e i salumi d'oca, il baccalà e gli spinaci, le "recie di Amman" e i galani. |
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