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Scoprire Venezia: Oro, ostriche e lussuria

Costruita su scampoli di terra e barene, isolata dalle acque di una laguna, senza terra che fornisse "formento, né biada, né vin, né legno, né oglio, insomma non cosa alcuna atta al viver degli uomini" Venezia da sempre ha vantato un'enorme ricchezza che in cucina si traduce in vera opulenza.

Detentori del monopolio delle merci, i veneziani hanno intrattenuto per secoli rapporti fittissimi in tutto il Levante, da dove importavano spezie, zucchero, caffè che poi rivendevano a caro prezzo in Europa.

La cucina veneziana si alimenta nei secoli attraverso questi scambi continui e raggiunge il massimo splendore nel Rinascimento. Non poteva essere diversamente, in una città che sapeva usare tutte le arti della seduzione: nei casini e nei ridotti, nei garangheli e nei morbìn, dove esplodono il gusto della festa, del divertimento, dell'allegria. L'ostentazione del lusso trovava perfino scusanti politiche, poiché lo sfarzo contribuiva a dare un'immagine prestigiosa. E' quanto avviene nel lontano 1574, in occasione della visita del sovrano francese Enrico III, al quale fu imbandita una tutta tavola di zucchero, ma riprodotta così fedelmente da ingannare il più attento commensale.

Per chi sappia vederle, le pietre di questa città anfibia, mobile come un'onda, conservano intatte le tracce di un grande passato.

E allora, perdiamoci in Venezia, per rivivere con Baffo e Casanova le cene segrete a base di pietanze afrodisiache: caviale del mar Nero col sugo di melangole, buzzolà impastati con l'oro su ricetta segreta delle monache della Celestia, ostriche a volontà. Tuffiamoci nei grandi banchetti di palazzo ducale, quando attraverso il cibo raffinatissimo si lanciano messaggi di potenza a regali ospiti stranieri. Passeggiamo sulla riva degli Schiavoni, in compagnia dei mercanti levantini che dall'Adriatico portano carne e pesce salati e vini navigati. Entriamo in uno scampolo di Grecia, tra icone bizantine e "madoneri" per scoprire la storia del malvasia e di una torta pseudogreca.